Gli eredi di agosto
La politica è in ferie, i maggiori protagonisti, tranne il Cav., sono in vacanza, e solo tragiche evenienze internazionali li costringono a brevi interventi. E’ il momento degli outsider e dei loro sostenitori. Non trovando di meglio, gli osservatori privi di materia prima da elaborare, si accaniscono su qualche brandello di dichiarazione per aprire il solito gioco agostano delle successioni. Chi verrà dopo Berlusconi? Chi sostituirà Veltroni? Domande legittime, ma intempestive.

La politica è in ferie, i maggiori protagonisti, tranne il Cav., sono in vacanza, e solo tragiche evenienze internazionali li costringono a brevi interventi. E’ il momento degli outsider e dei loro sostenitori. Non trovando di meglio, gli osservatori privi di materia prima da elaborare, si accaniscono su qualche brandello di dichiarazione per aprire il solito gioco agostano delle successioni. Chi verrà dopo Berlusconi? Chi sostituirà Veltroni? Domande legittime, ma intempestive.
La salute politica del premier è eccellente, il suo mandato scade tra quattro anni e mezzo, che in politica sono un’eternità. I suoi presunti delfini sono gli stessi da almeno dieci anni, Gianfranco Fini, Giulio Tremonti e Roberto Formigoni. Chi fa troppo a lungo il successore virtuale, raramente poi diventa quello effettivo. Basta pensare alla fine che ha fatto Attilio Piccioni, erede designato nientemeno che di Alcide De Gasperi, finito sepolto sotto il chiacchiericcio su un presunto fattaccio di Torvajanica nel quale non aveva alcuna responsabilità. Potrebbe apparire più realistica e meno futuribile la prospettiva di un cambiamento al vertice del Partito democratico, visto che Veltroni le elezioni le ha perse e che il suo controllo sul partito appare piuttosto fragile, almeno a giudicare dalla fioritura più che rigogliosa di correnti e fondazioni che, come si dice, “arricchiscono” il partito. Una presa di posizione di Enrico Letta, che in realtà richiama all’impostazione originaria di Veltroni (abbandono dell’antiberlusconismo pregiudiziale, rifiuto dei condizionamenti estremistici e giustizialisti), è stata interpretata come un’autocandidatura alla successione, anche da un osservatore solitamente acuto come Peppino Caldarola. Ma è agosto per tutti. Per eleggere un nuovo segretario democratico bisogna svolgere una consultazione di aderenti e simpatizzanti e nessuno con un po’ di senso di responsabilità esporrebbe il partito a una tensione di questo genere in una fase tanto difficile.
Si potrebbe dire, forzando un po’ le cose, che se l’inamovibilità di Berlusconi nasce dalla sua forza, quella di Veltroni dalla sua debolezza. Attaccare una leadership debole con una che lo è altrettanto se non di più sarebbe un azzardo nel quale il cauto Letta non si getterebbe mai. Al ritorno delle prime piogge e dell’attività politica piena, con ogni probabilità, degli eredi d’agosto non parlerà più nessuno, fino alle prossime ferie, naturalmente.
La salute politica del premier è eccellente, il suo mandato scade tra quattro anni e mezzo, che in politica sono un’eternità. I suoi presunti delfini sono gli stessi da almeno dieci anni, Gianfranco Fini, Giulio Tremonti e Roberto Formigoni. Chi fa troppo a lungo il successore virtuale, raramente poi diventa quello effettivo. Basta pensare alla fine che ha fatto Attilio Piccioni, erede designato nientemeno che di Alcide De Gasperi, finito sepolto sotto il chiacchiericcio su un presunto fattaccio di Torvajanica nel quale non aveva alcuna responsabilità. Potrebbe apparire più realistica e meno futuribile la prospettiva di un cambiamento al vertice del Partito democratico, visto che Veltroni le elezioni le ha perse e che il suo controllo sul partito appare piuttosto fragile, almeno a giudicare dalla fioritura più che rigogliosa di correnti e fondazioni che, come si dice, “arricchiscono” il partito. Una presa di posizione di Enrico Letta, che in realtà richiama all’impostazione originaria di Veltroni (abbandono dell’antiberlusconismo pregiudiziale, rifiuto dei condizionamenti estremistici e giustizialisti), è stata interpretata come un’autocandidatura alla successione, anche da un osservatore solitamente acuto come Peppino Caldarola. Ma è agosto per tutti. Per eleggere un nuovo segretario democratico bisogna svolgere una consultazione di aderenti e simpatizzanti e nessuno con un po’ di senso di responsabilità esporrebbe il partito a una tensione di questo genere in una fase tanto difficile.
Si potrebbe dire, forzando un po’ le cose, che se l’inamovibilità di Berlusconi nasce dalla sua forza, quella di Veltroni dalla sua debolezza. Attaccare una leadership debole con una che lo è altrettanto se non di più sarebbe un azzardo nel quale il cauto Letta non si getterebbe mai. Al ritorno delle prime piogge e dell’attività politica piena, con ogni probabilità, degli eredi d’agosto non parlerà più nessuno, fino alle prossime ferie, naturalmente.